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Cosimo Cinieri in ADONIS, ecco il mio nome

Locandina ADONIS

ADONIS, ecco il mio nome per la voce di COSIMO CINIERI

 

 

 

Roma, TEATRO INDIA, SALA A, 11 Aprile 2017 – ore 21.00

Via Luigi Pierantoni, 6 - Lungo Tevere dei Papareschi -

 

ROBERTO BELLATALLA contrabbasso, FABIO CARICCHIA chitarra e canto, LUCIANO OROLOGI sax soprano e fiati, GIOVANNI LO CASCIO batteria e percussioni.

 

Musiche originali e arrangiamenti: Roberto Bellatalla-Fabio Caricchia

 

Drammaturgia e regia: IRMA IMMACOLATA PALAZZO

 

 

 

 

 

A Roma, l’11 aprile al Teatro India Sala A è in programma il Concerto ADONIS, ECCO IL MIO NOME per la voce di COSIMO CINIERI, drammaturgia e regia di IRMA IMMACOLATA PALAZZO, con ROBERTO BELLATALLA contrabbasso, FABIO CARICCHIA chitarra e canto, LUCIANO OROLOGI sax soprano e fiati, GIOVANNI LO CASCIO batteria e percussioni; musiche originali e arrangiamenti: Roberto Bellatalla e Fabio Caricchia. Un viaggio suddiviso in 6 stazioni: Damasco, Andalusia, New York, Beirut, Parigi e Napoli dove si snodano i temi cari al poeta: la rinascita della poesia araba, l’esilio, il dialogo ininterrotto con l’Altro, il disprezzo per la tecnocrazia e la logica del mercato, l’amata Beirut martoriata dalle guerre civili, la poesia e l’utopia di condividere con l’Occidente valori comuni nel rispetto della propria diversità.

 

‘Ali Ahmad Sa’id Esber, il più grande poeta arabo vivente, è nato in un villaggio della Siria nel 1930.  A 14 anni, per aver recitato i suoi versi al cospetto del Presidente della Repubblica, ottiene una borsa di studio. A 17 adotta lo pseudonimo di Adonis. Si laurea a Damasco in filosofia. Dopo un anno di carcere per questioni politiche, emigra a Beirut dove ottiene il dottorato e in seguito la cittadinanza. E’ stato più volte candidato al Premio Nobel. Adonis è nomade, da sempre in viaggio: l’erranza è la dimensione del suo spirito teso verso una ricerca inesauribile.

 

ADONIS, ecco il mio nome.

 

Nomen omen. Appena diciassettenne ‘Ali Ahmad Sai ‘id Esber se lo scelse come pseudonimo senza conoscerne i molteplici aspetti. E’ il dio fenicio, il dio della natura per la mitologia greca. In ebraico Adhõnai significa mio Signore e per di più l’endecasillabo saffico, il verso d’invocazione al dio Adone, si chiamava adonio, usato da Seneca nelle tragedie e nella tradizione classica. Insomma, un nome pieno di suggestioni, che già in sé aveva un progetto. Infatti, nella storia del bel giovane, amante di Afrodite, è iscritto il tema della resurrezione. Quella scelta inconscia è diventata l’avventura esistenziale di Adonis, caposcuola della rinascita della poesia araba, fautore della “cultura del mutamento e della creatività”, dove per creatività intende la trasformazione della società araba e della sua forma mentis, perché, secondo lui, una cultura che non si rinnova costantemente in più settori è destinata a scomparire. La vita e la poesia di Adonis sono una continua metamorfosi, un morire e rinascere ininterrotto. Una rinascita che parte prima di tutto da sé stesso ed è viaggio iniziatico dello spirito, sebbene il poeta sia un mistico eterodosso.

 

LA RELIGIONE. LA LINGUA. L’ALTRO.

 

La cultura dominante, nella società arabo-islamica, è quella imposta dal sistema. Una cultura delle origini, immobile, paralizzata. Religione e stato sono uniti. La politica si è appropriata della fede creando un sistema totalitario che coinvolge l’intera vita sociale e artistica. La poesia è ingabbiata in regole fisse e immutabili, poiché la lingua araba, in virtù della rivelazione coranica, è considerata sacra. Adonis sostiene che la lingua, come la vita, è viva e in continuo movimento e la poesia, per essere veramente moderna, non può limitarsi ad imitare gli stili e i contenuti. Rivendica quindi la totale libertà, poiché il poeta deve proporre la propria visione del mondo e creare un nuovo modo di esprimersi. Affinché questo avvenga è necessario aprirsi alle altre culture, indispensabile pertanto è l’incontro con l’Altro. Io è l’Altro –preso in prestito dal suo amato Rimbaud- è tema fondamentale che sottende tutta la sua poetica. Del resto, com’egli afferma, l’arabo musulmano è permeato dell’Altro fino al midollo. L’Altro è concetto che ha più valenze: è l’essere umano con cui ci si confronta, è parte fondante dell’io che ci aiuta ad individuarci, è l’Assoluto ed è anche l’Occidente. Ma c’è anche un Altro all’interno di noi. Cito testualmente: “L’Altro è quella parte di me che non conosco e che si svela agli altri quando realizzo qualcosa. L’Altro è il mio alterego con cui lavoro nel costruire la mia esistenza, in quel continuo divenire dialettico che ci tiene impegnati per tutta la vita. L’essere umano ogni qualvolta ha raggiunto un obiettivo, ha conosciuto di sé un Altro, e a partire da quell’esperienza è già pronto per percorrere un nuovo cammino”.

 

L’ESILIO. POESIA DEI LUOGHI.

 

La poetessa libanese Etel Adnan sostiene che l’esilio è la condizione essenziale e metafisica di ogni arabo. Adonis ne La preghiera e la spada lo chiarisce: “Di fatto scrivo in una lingua che mi esilia. Se accettiamo il racconto biblico di Agar e Ismaele, ripreso dal Corano, la lingua è nata in esilio. L’esilio è la madrepatria”. Adonis è l’errante. Il viaggio sembra essere per lui l’unica dimensione spirituale possibile. Ed è soprattutto viaggio interiore, percorso iniziatico, cammino del poeta mistico che, procedendo per tappe, si conosce in profondità in un movimento perpetuo verso l’Altro trascendente. Percorso spirituale ma anche corporeo. Anima e corpo non sono disgiunti. Di conseguenza, l’avventura linguistica di Adonis è geografia poetica o ‘poesia dei luoghi’, com’è stata definita.

 

Il suo peregrinare tra Oriente e Occidente condiziona fortemente la sua poetica che sa di vita vera, di realtà, narrate però con un linguaggio astratto, sublime, da iniziati, perché –egli dice- la poesia non è una scrittura qualunque, è qualcosa di diverso. E quindi, per ascoltare e intendere la sua poesia bisogna ‘sapere’ le cose, riconoscerle, averne consapevolezza; non avere occhi chiusi né cuore sordo. Farsi rapire dalle suggestioni della sua terra in cui sopravvivono vivissime le immagini della poesia preislamica, sensuale e visionaria. Bisogna camminare con lui che parla con l’anima all’anima, ma che non teme di scendere per strada per raccontare di persone, paesi, frangenti, bombe. Per intenderlo  è necessario conoscere quei luoghi, quelle situazioni e le ragioni che le muovono. Bisogna conoscere la parlata del cuore e la quotidiana, proprio quella dei telegiornali. E’ una poesia colta e semplice a un tempo, che invita a deliziarci, a soffrire, a indignarci con lui. Il linguaggio è ricco di metafore preziose e spiazzanti, a volte ermetiche e oscure ma sempre seducenti, mescolate alle semplici e terribili parole che raccontano di guerra militare e culturale, di esilio. Possiamo dire che la sua è una poesia civile, sempre in prima linea, anche se Adonis non è un militante. Il poeta non sposa una fazione o l’altra, egli è in assoluto contro ogni guerra; è per i deboli, gl’indifesi, per denunciare qualsiasi sopruso e salvaguardare i valori dell’uomo, primo fra tutti la libertà. Posizione pagata a caro prezzo.

 

LA POESIA. LA GRANDE UTOPIA DEL MEDITERRANEO.

 

Un proverbio dice che ogni arabo è poeta. L’arabo ha la poesia dentro di sé come l’amore. Per Adonis il mondo ha assolutamente bisogno della poesia per esistere, perché è l’espressione più alta del pensiero umano. La parola crea la bellezza. In Occidente, però, è diventata inefficace, nei Paesi Arabi, invece, la parola fa paura, ed è per questo che certi governi la censurano. La poesia cambia il modo di vedere le cose –egli dice- e modifica il nostro rapporto con l’universo, perché la conoscenza è un’esplorazione infinita dell’ignoto. A tal proposito Adonis ha coniato il termine di ‘transcreare’ che significa incamminarsi ‘verso un orizzonte contro cui si staglia la città poetica universale’. Ancora un sogno meraviglioso: il profeta preconizza l’unica strada che vale la pena di percorrere e la poesia è lo strumento più adeguato.

 

Il progetto a cui da anni Adonis lavora instancabilmente è la creazione di un ponte ideale tra le due sponde del Mediterraneo. Incrementare il dialogo tra gli intellettuali arabi ed europei è necessario per allontanare ogni minaccia di guerra. Inoltre, il dialogo potrà sicuramente aiutare l’Occidente a recuperare l’umanesimo e l’Oriente a costruire una società democratica. E Napoli, città speciale, è la prescelta, perchè meglio incarna l’utopia di una nuova civiltà del meticciato. Il poeta rilancia una nuova rinascita, che parte proprio da Napoli, crogiolo di razze così come la tanto amata Beirut, specchiate nello stesso mare.  “Senza poesia non ci sarà futuro e non ci sarà futuro se non meticcio, pena la strage”, dice Adonis. E bisogna credergli.

 

E poiché il suo canto vola dai miti delle antiche civiltà mediterranee ai dissacranti scenari delle metropoli occidentali, il nostro Concerto è anche un viaggio su musiche originali di un quartetto jazz: contaminazioni composite (musica araba, jazz, valzerino francese per giungere alla pizzica, sound comune a tutte le culture che si affacciano sul Mediterraneo).

 

La voce di COSIMO CINIERI si intreccia con la musica e di volta in volta che cambia ‘stazione’ modifica ritmo, echi e atmosfere, convergendo in un Luogo Altro, in cui le diverse culture incontrate coesistono unificate in un afflato emotivamente vibrante e coinvolgente. Con l’augurio che i popoli, in memoria di ciò che si è culturalmente condiviso, siano affratellati da una comunanza di valori. Buongiorno, onda.

 

 

 

Irma Immacolata Palazzo

 

 

 

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Promozione e Segreteria organizzativa: InventaEventi Tel.06.98188901 progetti@inventaeventi.com

 

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BIOGRAFIA ADONIS

 

 

 

‘Ali Ahmad Sa’id Esber, il più grande poeta arabo vivente, è nato in un villaggio della Siria nel 1930.  A 14 anni, per aver recitato i suoi versi al cospetto del Presidente della Repubblica, ottiene una borsa di studio. A 17 adotta lo pseudonimo di Adonis. Si laurea a Damasco in filosofia. Dopo un anno di carcere per questioni politiche, emigra a Beirut dove ottiene il dottorato e in seguito la cittadinanza. Nel 1957 la sua prima antologia poetica (Poesie prime) e la creazione della rivista d’avanguardia Sh’ir (Poesia). Insieme ad alcuni poeti fonda il gruppo Tammuz propugnatore del rinnovamento della poesia araba. Dopo un lungo soggiorno a Parigi, dove riceve una borsa di studio, scrive Canti di Miyar il damasceno (1961), Il libro delle metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte (1965) e Il teatro e gli specchi (1968). Intensifica l’attività di critico letterario, traduttore e redattore. Fonda altre due riviste: Afaq e Mawaqif. Seguono le opere: Introduzione alla poesia araba (1971), riferimento per le generazioni successive e Il fisso e il mutevole (1973). La crisi politica del mondo arabo ispira il poema allegorico Prolegomeni per la storia dei re dei Tayfas (1970) e dopo il primo viaggio sconfortante negli Stati Uniti: Una tomba per New York (1971).

 

Dal 1970 al 1985 è professore di Letteratura Araba presso l’Università Libanese. Ha in seguito insegnato e tenuto corsi presso molte università occidentali. Intanto esplode la guerra civile a Beirut e Adonis vive sulla propria pelle l’orrore degli eventi nell’opera: Il libro dell’assedio (1985). Decide di trasferirsi definitivamente a Parigi dove ottiene fondi per creare il Centro Nazionale delle Lettere. Nel 1986 è nominato delegato permanente aggiunto della Lega Araba dell’UNESCO. Pubblica la traduzione delle poesie del massimo poeta dell’epoca tardo abasside Abu al-‘Ala’ al Ma’arri (XI se.). Segue la raccolta In onore del chiaro e dello scuro. E’ in lavorazione l’opera monumentale Il libro di cui sono stati pubblicati i primi due volumi.

 

Nel 1990 è professore associato all’Università di Ginevra e nel 1997 ricopre la stessa carica all’Università di Princeton negli Stati Uniti.

 

Tra i maggiori riconoscimenti letterari, nel 1971 viene nominato vincitore del Sirya-Lebanon of the International poetry Forum a Pittsburgh (USA), nel 1986 ottiene il Gran Premio della Biennale Internazionale di poesia a Liegi, l’”Officier des Arts et des Lettres” del Ministero della cultura francese, la “Corona d’oro Struga” della Repubblica Macedone, e in Italia il premio per la poesia “Nonino” e il “Mondello”. E’ stato più volte candidato al Premio Nobel.

 

 

 

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Ritratti di Poesia 2017 – anteprima

Invito Elettronico Ritratti 2017 ridimensionato

 

Ritratti di Poesia 2017, in una giornata tutti i versi della natura

 

Venerdì 3 febbraio il Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma ospiterà l’undicesima edizione del tradizionale appuntamento con la poesia promosso dalla Fondazione Terzo Pilastro. Temi portanti, l’ambiente e il paesaggio

 

 

Versi declamati al suono dell’arpa, l’armonia nelle parole e nei gesti, la testimonianza di grandi autori internazionali. Ci sarà tutto questo, ed anche di più, nell’undicesima edizione di “Ritratti di Poesia”, la giornata che la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo dedicherà il prossimo 3 febbraio all’arte più pura, anche se spesso la meno considerata. Dieci ore, dalla mattina alla sera, che vedranno il Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma ospitare incontri, confronti, letture, idee, versi e voci, con la partecipazione di importanti autori, italiani e stranieri, e di giovani promesse.

 

Tra i momenti salienti della giornata, che avrà come temi portanti la natura e l’ambiente, la performance di Francesco Benozzo, poeta legato alla rappresentazione dei paesaggi che interpreta i suoi testi accompagnato da un’arpa, fresco reduce dall’assegnazione del Premio Nobel “non ufficiale” che l’Accademia di Stoccolma delega al voto di una giuria popolare. Grande attesa, poi, per la “physical poetry” di Erika Lemay, artista e acrobata di fama mondiale che fa dei movimenti del corpo un atto poetico. E prosegue in continuo crescendo il connubio con le scuole: gli studenti di cinque istituti romani incontreranno alcuni importanti autori nello spazio “Caro poeta”.

 

Il Premio Fondazione Terzo Pilastro – Ritratti di Poesia, quest’anno, sarà consegnato dal Presidente della Fondazione nonché promotore della manifestazione, Prof. Emmanuele F. M. Emanuele, a Giuseppe Conte, autore di fama assoluta e promotore del movimento del Mitomodernismo, e, per quanto riguarda il contesto internazionale, a Ko Un, considerato nel mondo tra le figure più rappresentative della poesia e artista fortemente impegnato nella lotta per i diritti umani. Nel pomeriggio, spazio anche al rapporto tra la parola e l’arte figurativa con la lettura di poesie ispirate ai dipinti di Piero della Francesca da un progetto editoriale curato dall’artista Dana Prescott. Molti i poeti italiani ospiti dello spazio “Di penna in penna”. In programma anche la consegna del premio nazionale e del premio europeo di “Ritratti di Poesia.140”, per riconoscere la capacità di comporre versi anche nel tempo di Twitter.

 

 

La manifestazione è aperta al pubblico con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

 

Raffaella Salato
Responsabile Comunicazione e Relazioni esterne Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo

Via dei Montecatini, 17 – 00186 Roma

Tel. + 39 06 97625591

 

Francesco Lener – Ufficio Stampa

Roma, Palazzo Fiano

Piazza S. Lorenzo in Lucina, 4

06 68892401 – 349 2806477

 

Info e Contatti: InventaEventi srl

Tel. 06.98188901

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Gran Concerto di Natale

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 GRAN CONCERTO di NATALE Basilica di San Lorenzo in Damaso alla Cancelleria – Roma, 18 dicembre 2016, ore 19 

ingresso libero 

In occasione delle feste Natalizie, giovani musicisti di conservatorio daranno prova del loro talento misurandosi con composizioni di musica sacra nella quattrocentesca basilica di San Lorenzo in Damaso – Palazzo della Cancelleria – domenica 18 dicembre alle ore 19, con ingresso libero. 

Il concerto, strumentale e vocale, è organizzato dall’Associazione culturale Musica oltre il Silenzio con il patrocinio dell’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale. L’organo, il pianoforte e gli archi accompagneranno le varie voci che via via si alterneranno nell’interpretazione dei brani in programma scelti tra un repertorio di musica classica, contemporanea e legata alle tradizioni del Natale. 

“L’idea di una raccolta di brani ‘classici ma non troppo’ – spiega l’ideatrice dell’evento e presidente dell’Associazione Giulia Pasquazi Berliri – mi gira nella testa già da diversi anni: ho sempre cercato di associare la tradizione a composizioni più vicine al nostro quotidiano, fatte di ritmi, di melodie moderne e di arpeggi evocativi. Anche se tutte le esecuzioni in programma avranno come denominatore comune la tematica religiosa o meglio la ‘musica spirituale’, non solo perché il concerto si terrà una settimana prima del Natale, ma soprattutto perché una chiesa è il luogo dove la musica sacra è contestualizzata per eccellenza”. 

Tra i pezzi in programma, Mozart, Bizet e Rossini, ma anche un brano del XVII secolo che è stato ritrovato manoscritto in una parrocchia lombarda e un’Ave Maria composta ed incisa una ventina d’anni fa dal compositore armeno Charles Aznavour. 

Ma i veri protagonisti della serata saranno soprattutto i giovani musicisti e cantanti, tutti al di sotto dei 28 anni. Addirittura il basso e il secondo violino hanno appena 21 anni, mentre il tenore e il baritono rispettivamente 24 e 23. All’organo poi ci sarà una ragazza, caso raro perché sono per lo più gli uomini a suonare questo strumento. A questi giovani talenti è stata affidata l’interpretazione e la rimodulazione di arie e melodie, note e meno note, che riserveranno sorprese ed emozioni. 

Per informazioni: musicaoltreilsilenzio@gmail.com 

Ufficio stampa: Claudia Lovisetto cell.+ 3473706029 claudialovisetto@gmail.com

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